I mercati seguirono distratti la storia, tra i due c’era tutto sommato poca differenza, non si era ancora capita bene la bolla di Internet e si pensava che il Nasdaq avesse solo impattato una dura correzione

Il voto postale espone a possibili conteggi infiniti, come 20 anni fa tra Bush e Gore, con l’aggravante di tensioni politiche e sociali in piazza. Gli investitori si tengono prudenti e non perdono d’occhio il Vix

Flashback di vent’anni, il 7 novembre l’America va al voto per scegliere tra Bush junior, figlio del vincitore della Guerra del Golfo, e Al Gore, ex vice di Bill Clinton reduce da otto anni di boom economico guastati nel finale dallo scandalo Lewinsky. Il vincitore è appeso ai voti della Florida, che vengono contati e ricontati per settimane in una battaglia legale che finisce davanti alla Corte Suprema, che solo il 12 dicembre decide che ha vinto W. Bush per soli 537 voti, lo 0,009% degli elettori dello Stato. Il giorno dopo Gore riconosce la sconfitta e il nuovo presidente può giurare tranquillamente a gennaio. I mercati seguirono distratti la storia, tra i due c’era tutto sommato poca differenza, non si era ancora capita bene la bolla di Internet e si pensava che il Nasdaq avesse solo impattato una dura correzione, mancavano ancora 10 mesi all’11 settembre. Vent’anni dopo, negli ambienti dell’establishment di Washington circola il timore che si possa replicare, ma in modo più pericoloso e drammatico, con il voto contestato in molti Stati per le falle vere o presunte del voto postale, cui moltissimi americani ricorreranno causa virus, magari condito da scontri di piazza tra le ali più estreme delle due parti.

IL PRIMO POTUS SCELTO DAI TRIBUNALI?

Il tema non è (ancora) sbarcato sulla stampa europea, ma la scorsa settimana il WSJ gli ha dedicato ben tre preoccupati editoriali, chiedendosi ad esempio se il prossimo Potus, che sta per President of the United States, verrà scelto dai tribunali e non dagli elettori. Per il servizio postale americano sarà una bella sfida, anche perché le regole cambiano di Stato in Stato. Ad esempio, entro quando un voto postale deve arrivare al seggio per essere valido? Secondo un tribunale federale, in Georgia può arrivare quando vuole dopo il 3 novembre, basta che il timbro postale sia precedente alla data del voto. In Pennsylvania invece c’è chi ritiene che il voto debba essere valido anche se sulla busta non c’è nessun timbro. E via dicendo. Il problema è che i voti postali saranno moltissimi, i sondaggi dicono che ben il 75% degli elettori di Biden dichiara che voteranno per posta, mentre il 66% dei sostenitori di Trump vuole andarci di persona per essere sicuri che il voto non possa essere contestato.

 

 

 

Fonte:www.investing.com