Per il team Global Balanced Risk Control di Morgan Stanley (NYSE:MS) IM, se da un lato la spinta per raggiungere zero emissioni rappresenta un rischio per coloro che nei settori ad alte emissioni stanno accumulando ritardo, dall’altro può creare opportunità per chi favorisce l’innovazione

 

 

COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, è un’occasione importante, forse l’ultima, per prendere decisioni concrete a livello globale e fermare il cambiamento climatico che sta comportando gravi danni al pianeta. L’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo si prospetta come uno dei temi determinanti per i mercati finanziari nei decenni a venire.

Il team Global Balanced Risk Control di Morgan Stanley IM ha sviluppato un approccio scientifico che realizza la decarbonizzazione delle posizioni core del portafoglio in base allo scenario di riscaldamento medio di 1,5°C, in linea con le più recenti raccomandazioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), e punta a raggiungere la neutralità carbonica dell’esposizione azionaria entro il 2050. Tale approccio si basa sui punteggi ottenuti dalle società relativi ai fattori ESG e alla transizione verso una riduzione delle emissioni e va poi integrato con l’ormai consolidato processo di asset allocation. “Puntare a una crescita basata su emissioni elevate – hanno sottolineato i membri del team Global Balanced Risk Control (GBaR) di Morgan Stanley Investment Management, Andrew Harmstone, Managing Director, Li Zhang, Executive Director, e Christian Goldsmith, Executive Director – comporterà molto probabilmente una distruzione del valore in conseguenza dei maggiori cambiamenti sul versante delle tecnologie e della regolamentazione.

 

 

Fonte:www.financialounge.com