Tra 10 mesi in Italia si vota, il mercato comincia a anticipare la scadenza della ‘put’ garantita dall’ex capo della BCE. I BTP al 3% pesano sui titoli bancari, mentre tassi, inflazione e guerra intaccano il sentimento

 

 

Un anno fa di questi tempi il FT titolava che il mercato dei bond italiani era ‘ingabbiato’ dalla ‘Draghi put’, che teneva inchiodato lo spread tra BTP e Bund a 100 punti rendendo di fatto impossibile anche la speculazione anche sugli altri titoli del debito sovrano della periferia europea. Secondo il giornale della City, il premier da Palazzo Chigi continuava ad esercitare lo stesso potere magnetico che gli aveva consentito da presidente della Bce di evitare il collasso dell’euro nella crisi del debito sovrano. Oggi lo spread viaggia al doppio di un anno fa, Draghi è sempre al timone del governo italiano, ma nel frattempo il rendimento del T Bond americano a 10 anni è passato dall’1,4% al 3,1%, quello del Bund di è entrato abbondantemente in territorio positivo, l’inflazione globale è passata dal trotto al galoppo sfrenato, spinta dal caro energia e delle materie prime, alimentato da guerra in Ucraina e strozzature nelle catene fornitura globale esacerbate dai nuovi lockdown in Cina.

 

Fonte:www.financialounge.com