Michael Studer, Senior Equity Analyst di Robeco, spiega il ruolo avuto dalla pandemia nel creare le strozzature attuali, ma ricorda che l’industria dei chip è sempre stata caratterizzata da cicli che poi rientrano

 

I chip sono indispensabili per tutta l’elettronica moderna, dagli smartphone ai laptop, ma anche per molti elettrodomestici meno sofisticati come lavastoviglie, i sistemi di riscaldamento e i dispositivi per i punti vendita. Le principali vittime della recente carenza sono le case automobilistiche, costrette a fermare la produzione e perdendo un fatturato stimato di 210 miliardi di dollari nel 2021. La carenza ha colpito anche altri settori come dispositivi medici, apparecchiature di rete e console di gioco. Più recentemente, anche i settori di PC e smartphone hanno accusato la carenza di chip e, paradossalmente, perfino i produttori di macchine per produrre chip stanno soffrendo.

REAZIONE SBAGLIATA ALL’ARRIVO DEL COVID

Nel 2019, le vendite di chip erano scese del 12%, per la natura ciclica dei chip di memoria, con la Semiconductor Industry Association che prevedeva un recupero del 5,9% per il 2020 e del 6,3% per il 2021, prima che la pandemia colpisse l’economia. Molti reagirono al Covid tagliando gli ordini e riducendo le scorte, ma lockdown e stimoli hanno portato a un risultato imprevisto, con consumatori e aziende che hanno aumentato la spesa in digitale. Di conseguenza, le vendite di semiconduttori sono balzate del 29,7% da agosto 2020 ad agosto 2021, spinte dalla domanda di telefoni 5G e infrastrutture cloud, ma anche di beni elettronici classici come PC, TV e webcam.

 

 

Fonte:www.benzinga.com