La strada da percorrere resta molto difficile per le banche centrali. Per il momento, prosegue Dufossè nell’analisi, i banchieri stanno mantenendo la loro credibilità al costo di un irrigidimento molto rapido delle condizioni finanziarie, ma Nella politica monetaria non sono inevitabili “errori”, ma all’attuale ritmo di aspettative di stretta monetaria, la probabilità è alta

 

Dopo un primo semestre molto incerto sotto diversi punti di vista, gli operatori continuano a fare i conti con le prospettive di recessione e un’inflazione non ancora al suo picco. Tuttavia, l’entità del rallentamento economico non sarà lo stessa ovunque, con una differenza particolarmente marcata tra i paesi emergenti importatori di materie prime e quelli esportatori.

“Per quanto riguarda le economie degli Stati Uniti e dell’eurozona, l’inflazione rimane la sfida principale”, scrive in una nota di ricerca Nadège Dufossé, Global Head of Multi-Asset di CANDRIAM.

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve deve riuscire a rallentare sia la crescita economica, portandola al di sotto del 2% entro la fine del 2022, sia a contenere l’inflazione. Per questo, secondo Dufossè, i rischi di un hard landing sono “tutt’altro che trascurabili”, con la finché l’economia non mostrerà chiari segnali di rallentamento, la Fed non avrà altra scelta se non continuare a “premere il freno”.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, la BCE deve affrontare un compito anche più delicato. Oltre a dover sostenere una crescita economica fragile, spiega l’esperto, l’Eurotower si trova ad affrontare “anche un test di credibilità”, dovendo convincere i mercati che le sue azioni “non consentiranno agli spread sovrani di ampliarsi eccessivamente”.

 

 

Fonte:www.euronews.com