A guerra, inflazione, rialzo dei tassi e lockdown cinesi si aggiunge la caduta dello yen, mentre il caro energia pesa sull’Europa, Elon Musk esalta la vitalità americana, ma lo scenario è incerto anche a Wall Street

 

La non travolgente vittoria di Macron su Le Pen non è bastata a tranquillizzare i mercati, su cui si sono messi a soffiare venti avversi dall’Asia, che si aggiungono a quelli di guerra dalla Russia, ai timori per inflazione e rialzi dei tassi delle banche centrali, e ai movimenti geopolitici tettonici planetari. I prolungati lockdown cinesi riducono l’attività produttiva e fanno scendere i prezzi di oil & gas, oltre alle borse di Hong Kong e Shanghai, mentre gli investitori sono alle prese con il nuovo rebus rappresentato dalla caduta dello yen, che in poche settimane ha ceduto oltre il 10% contro dollaro, un’enormità per il cross più scambiato al mondo dopo quello con l’euro, finendo ai minimi da una ventina d’anni. Nonostante renda zero, lo yen è con franco svizzero, oro e T-bond, il bene rifugio per antonomasia, proprio per la sua stabilità. Alcuni osservatori pensano che abbia a che fare con il quantitative tightening della Fed, visto che giapponesi e cinesi sono grandi compratori di debito Usa, altri temono che sia il preavviso di qualche nuovo movimento tellurico, magari tra Cina, Taiwan, Corea e Giappone, dopo quello russo-ucraino.

LA POLITICA DELLA BCE FATTORE POLITICO

Comunque, nervosismo e incertezza continuano a dominare i mercati. Per Macron, aver battuto Le Pen di un margine molto più contenuto di quello di 5 anni fa, non vuol dire avere davanti una strada spianata. A giugno dovrà fare i conti con l’elezione dell’Assemblea Nazionale, dove non sarà facile mettere insieme una maggioranza compatta sulla sua agenda. Intanto in Europa la politica monetaria sta diventando terreno di scontro politico, l’inflazione spaventa i tedeschi e ormai la Bundesbank sembra più un partito che una banca centrale, creando problemi sia al governo del cancelliere Scholz che alla Bce di Lagarde, sempre più lacerata tra falchi e colombe. Al tema tassi è particolarmente sensibile l’Italia, dove la crescita minacciata dal caro energia mette a rischio il riequilibrio del rapporto tra debito e Pil. La Germania può accettare e sostenere una crescita più bassa o anche una recessione tecnica in cambio di meno inflazione, la Francia molto meno vista la dimensione del suo debito, che in termini assoluti compete con quello italiano, e l’Italia semplicemente non se lo può permettere.

 

 

 

 

Fonte:www.tradingview.com