Pandemia, Brexit, incertezze sulle politiche di bilancio del Governo Johnson e «indebolimento del quadro istituzionale» costano a Londra la bocciatura di Moody’s: nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 l’agenzia di rating ha declassato il giudizio sul debito pubblico del Regno Unito, portandolo da Aa2 ad Aa3, sullo stesso livello di Belgio e Repubblica Ceca.

Il Pil del Paese ha subito una contrazione del 21,5% nel secondo trimestre dell’anno (su base annua), e il suo debito pubblico si prepara a superare la soglia del 100% del Pil. Secondo Moody’s, l’andamento economico è «significativamente più debole del previsto ed è probabile che rimanga tale in futuro». La crisi del coronavirus peserà di più sul Regno Unito, rispetto ad altri grandi mercati avanzati, a causa della forte dipendenza dai servizi, più esposti alle misure restrittive, spiega l’agenzia.

Il taglio del rating è un colpo per il primo ministro Boris Johnson, che è sotto il fuoco dell’opposizione e dei parlamentari del suo partito conservatore per la gestione della pandemia, che ha fatto più vittime nel Regno Unito che in qualsiasi altro Pese europeo, con oltre 43mila morti e quasi 700mila casi. Circa 28 milioni di persone, oltre metà della popolazione inglese, vivono da ieri sotto le rigide restrizioni imposte per fermare i contagi.

 

 

Fonte: Il Sole 24