Monica Defend, Global Head of Research di Amundi, non prevede una crisi energetica in inverno ma stima che il rincaro dei prezzi del gas peseranno sulla crescita europea causando inflazione e colpendo i consumi

 

Il cosiddetto energy crunch, vale a dire la strozzatura dell’offerta di gas e petrolio che fa salire i prezzi energetici soprattutto in Europa, continua ad essere al centro dell’attenzione di mercati e investitori. Negli ultimi tempi il prezzo del petrolio sembra essersi stabilizzato sopra gli 80 dollari al barile mentre continuano le tensioni su quello del gas. L’Europa e l’Asia si trovano in una posizione scomoda proprio per quanto riguarda la produzione di gas, perché da sempre sono i maggiori importatori netti di questa fonte energetica e il deficit da colmare nei prossimi anni sarà quindi enorme.

Lo sostiene Monica Defend, Global Head of Research di Amundi, il cui scenario centrale non prevede una crisi energetica in inverno, ma le turbolenze e il rincaro dei prezzi peseranno sulla crescita europea attraverso la forte inflazione, i consumi delle famiglie, la diminuzione degli utili aziendali e il calo della produttività. Secondo l’esperta di Amundi il prezzo del greggio nella versione WTI, vale a dire il benchmark americano, dovrebbe rimanere ancora per un po’ attorno agli 80 dollari al barile, ma è prematuro prevedere uno spostamento strutturale verso il range degli 80-100 dollari al barile, perché nel primo semestre del 2022 dovrebbe esserci una ripresa progressiva proprio della produzione del petrolio americano.

 

 

Fonte:www.financialounge.com