Per J.P. Morgan AM i flussi a breve termine potrebbero essere influenzati più dalla paura che dalle valutazioni ma gli attuali rendimenti obbligazionari offrono agli investitori punti d’ingresso interessanti

 

Le politiche monetarie dei tassi negativi hanno di fatto permesso di contenere i rendimenti obbligazionari in tutto il mondo ed azzerato la volatilità nei mercati del reddito fisso. Tuttavia, la persistente inflazione, che dalla seconda parte del 2021 affligge le principali economie mondiali, ha determinato l’inasprimento della politica monetaria, erodendo lo stock di debito a rendimento negativo. Basti pensare che dagli oltre 11.000 miliardi di dollari a inizio 2022, il 22 giugno scorso lo stock di debito a tassi negativi era di soli 1.600 miliardi.

La scorsa settimana, la Banca nazionale svizzera (BNS), per la prima volta in 15 anni, ha alzato i tassi ßdi 50 punti base (+0,50%), mentre la BCE, forte sostenitrice delle politiche a tassi negativi, ha dichiarato che l’innalzamento dei tassi potrebbe essere annunciato nelle riunioni di luglio e settembre. Le ragioni, in entrambi i casi, sono da ricercare nel deprezzamento delle valute nazionali che, secondo le autorità monetarie, stava di fatto “importando” le pressioni dei prezzi dall’estero, scompaginando le aspettative di inflazione ed evidenziando l’esigenza di un maggior rigore monetario” fa sapere il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management.

 

 

Fonte:www.benzinga.com