Un report globale di Ubs scatta la fotografia del settore che anche in Italia vuole aumentare gli investimenti diretti in fondi private equity

 

I family office guardano con sempre maggiore interesse verso il private equity, una forma di investimento che consente in modo particolare di convogliare risorse verso l’economia reale. I family office già per loro natura hanno già una vocazione per il settore produttivo reale. Nascono infatti per tutelare i patrimoni personali degli ultra-ricchi.

A differenza di banche e società di gestione finanziaria i family non si occupano della intermediazione finanziaria, ma solo ed esclusivamente di servizi di consulenza che spaziano da quella finanziaria fino agli estremi della gestione delle flotte di yacht o della migliore scuola per i figli. I pionieri in questo settore sono state le grandi dinastie imprenditoriali, che hanno creato in casa i propri family office: la famiglia Zambon, degli industriali chimico-farmaceutici vicentini, i Pallavicini, blasonata famiglia romana, i Tosetti di Torino, i Branca, proprietari del famoso Fernet Branca, i Manuli, acciaierie, i Boroli-Drago, proprietari della De Agostini, ora anche azionisti di Generali (BIT:GASI). Per non parlare degli Agnelli, e di Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica (BIT:LUX): tutti hanno un family office che custodisce beni e segreti di casa. Il 35% delle imprese del Fortune 500 sono possedute e gestite da una famiglia. Qualche nome: Walmart, Volkswagen (ETR:VOWG), Berkshire Hathaway di proprietà del guru della finanza Warren Buffett, che ne è il presidente.

 

 

Fonte:www.benzinga.com