Secondo l’esperto della storica casa londinese, la recente debolezza del dollaro è legata in parte alle politiche di supporto fiscali e monetarie e al conseguente miglioramento dei dati economici


Performance relativa degli asset Usa e bilancio della Federal Reserve spingono, secondo Schroders (LON:SDR), il trend della de-dollarizzazione

Nella turbolenza dei mercati causata dal Covid-19, il dollaro ha avuto un ruolo centrale, con un’impennata del 10% in pochi giorni al picco della crisi a marzo e il successivo cambio di direzione con un indebolimento della stessa misura. Anche se c’è la possibilità che il biglietto verde rialzi temporaneamente la testa se ci sarà un ritorno del Covid-19 nei mesi invernali, il calo che abbiamo visto da marzo in poi rappresenta solo l’inizio di un trend discendente nel medio/lungo termine. Lo sostiene Robbie Boukhoufane, Fixed Income Portfolio Manager, di Schroders, individuando i principali motivi alla base della de-dollarizzazione.

EUROPA ORA PIÙ SAFE HAVEN

Secondo l’esperto della storica casa londinese, la recente debolezza del dollaro è legata in parte alle politiche di supporto fiscali e monetarie e al conseguente miglioramento dei dati economici, che insieme all’abbondanza di liquidità, spiega anche il rimbalzo degli asset rischiosi. Inoltre, Asia ed Europa hanno controllato il virus in modo più efficiente rispetto agli Usa, con effetti anche per la valuta. Un altro fattore è la forte risposta data con il Recovery Fund dall’Europa, che la rende un’alternativa a minor rischio o più “safe haven” rispetto agli Usa.

 

 

 

Fonte:www.investing.com