Nessun passo indietro sull’inasprimento dei tassi d’interesse

 

Nei verbali dell’ultima riunione, i policymaker della Federal Reserve hanno confermato la necessità di stingere le condizioni di credito per riportare l’inflazione verso il target del 2%, anche correndo il rischio di far cadere in recessione l’economia.

“I partecipanti hanno concordato sul fatto che le prospettive economiche giustificano il passaggio ad una posizione di politica restrittiva, e hanno riconosciuto la possibilità che una posizione ancora più restrittiva possa essere appropriata se le pressioni inflazionistiche dovessero persistere”, si legge nei verbali.

“Un appropriato rafforzamento della politica monetaria e condizioni finanziarie più rigide svolgeranno un ruolo centrale nell’affrontare gli squilibrio economici e sostenere gli obiettivi della Fed di massima occupazione e stabilità dei prezzi”.

Con inflazione IPC e PCE ai massimi in 40 anni, nella riunione di giugno la banca centrale Usa ha deciso di alzare il target dell’intervallo dei fed funds di 75 punti base come mai aveva fatto dal 1994, proseguendo contemporaneamente con la riduzione del bilancio (9 trilioni di dollari) e la vendita di securities.

Il lavoro della Fed sta iniziando ad avere l’impatto desiderato, visto l’indebolimento della domanda e un breakeven a cinque anni sceso al 2,502%, il livello più basso da settembre 2021.

Tuttavia, crescono costantemente i timori per un “hard landing”, cioè una recessione dovuta all’eccessiva stretta monetaria. Guardando i bond, nell scorse sedute il rendimento del titolo a 2 anni è salito brevemente al di sopra del decennale 10 anni, segnando un’inversione in una parte fondamentale della curva dei rendimenti che di solito segnala guai all’orizzonte per l’economia.

 

 

Fonte:www.benzinga.com