Gli extra rendimenti promessi rimangono interessanti, a differenza di quelli obbligazionari che sono contenuti, e per il prossimo anno è prevista una crescita degli utili

 

 

Dopo 18 mesi di rialzi eccezionali dei mercati azionari, le valutazioni appaiono per la maggior parte elevate in termini assoluti. L’indicatore preferito dai ribassisti è il rapporto prezzo/utili rettificato per il ciclo, che va sotto la sigla CAPE, proposto da Shiller. L’indice, però, ha la brutta abitudine di registrare ampie oscillazioni anche in assenza di variazioni significative dei prezzi, ma prende gli utili su un periodo a 10 anni e ne divide la somma per il prezzo attuale, e quindi tende a diminuire quando una recessione regredisce. Toby Nangle, responsabile globale Asset allocation di Columbia Threadneedle Investments, ha qualche dubbio su questo parametro ma riconosce che prefigura con efficacia i rendimenti totali nei 10 anni successivi, e oggi si colloca sui livelli segnati solo durante il boom delle dotcom.

AZIONI PIU’ LEGATE ALLA CRESCITA

C’è un indicatore di allarme che lampeggia, ma Nangle osserva che le azioni offrono una promessa di partecipazione alla crescita dell’economia, mentre le obbligazioni promettono solo rendimenti oggi molto bassi. Utilizzando altri indicatori, gli extra rendimenti “promessi” dalle azioni rispetto alle obbligazioni appaiono oggi da discreti a interessanti, secondo Nangle. Ogni bolla rappresenta una coorte regionale o settoriale. Oggi ad esempio, la bolla più grande corrisponde al settore tecnologico statunitense, che costituisce la quota maggiore del mercato azionario globale, con quasi il 19% del valore dell’MSCI ACWI. La tecnologia USA ha evidenziato una crescita annualizzata degli utili attesi dell’11% l’anno e un rendimento totale annualizzato del 23%.

 

 

Fonte:www.financilounge.com