Stephanie Maier spiega perché le metodologie e le metriche per misurare i progressi e i percorsi settoriali verso il Net Zero debbano evolversi, lasciandoci alle spalle il business tradizionale

 

Mentre il mondo è avviato verso un disastroso percorso di riscaldamento globale di 2,7ºC si stanno intensificando gli annunci e le iniziative per perseguire il target climatico degli 1,5ºC. La conferenza COP26, il più importante incontro sul clima finora, ha registrato nuovi impegni nazionali da parte di grandi economie come quelle di India, Cina e Stati Uniti. “Il target Net Zero dell’India fissato per il 2070 è stata una sorpresa ma altrettanto vale per gli impegni a più breve termine come quello di generare il 50% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2030 e di impegnarsi a ridurre del 45% l’intensità di carbonio dell’economia” tiene a sottolineare Stephanie Maier, Global Head of Sustainable and Impact Investment di GAM Investments.

MAGGIORE COOPERAZIONE PUBBLICO-PRIVATO

Oltre alla dichiarazione congiunta sottoscritta da Washington e Pechino per rafforzare la loro cooperazione sull’azione climatica, sono stati annunciati nuovi accordi per affrontare la deforestazione, l’accelerazione della diffusione delle tecnologie pulite e le emissioni di metano. In parallelo, il settore privato si è impegnato in modo esplicito nell’affrontare le questioni relative al carbone e alla deforestazione e al sostegno ad iniziative con il settore pubblico. “Questa maggiore cooperazione pubblico-privato nell’affrontare il cambiamento climatico segna un significativo cambiamento di paradigma”, commenta Maier.

 

 

Fonte:www.financialounge.com