Microsoft ormai a pieno titolo nella pattuglia, i grandi tecnologici continuano a essere fondamentali, anche se gli utili corrono meno dei fatturati. La svolta di Zuckerberg non convince, e alla fine Tesla sembra più tech

 

 

I FAAMG, come molti analisti e case d’investimento ormai chiamano Facebook (NASDAQ:FB), Amazon (NASDAQ:AMZN), Apple (NASDAQ:AAPL), Microsoft e Google (NASDAQ:GOOGL), avendo sostituito la N di Netflix (NASDAQ:NFLX) con la M di Microsoft, potrebbero cambiare ancora nome in MAANG, per adeguarsi alla decisione di Mark Zuckerberg di diventare il social del nuovo Meta-verso destinato a sostituire il vecchio Universo ormai datato. Ma potrebbero anche diventare TAANG, lasciando cadere la F della casa di Menlo Park e sostituendola con la Tesla di Elon Musk. Dopo le trimestrali, per alcuni versi deludenti in termini di utile netto soprattutto per Apple e Amazon, gli investitori si chiedono cosa riservi il futuro ai Big Tech, protagonisti della corsa di Wall Street dell’ultimo decennio, accelerata ancora dalla pandemia. Nessuno o quasi crede che possano essere a fine corsa, con l’eccezione anche qui di Facebook, ma sono anche pochissimi ad aspettarsi che restino una macchina moltiplicatrice dei capitali che vi vengono allocati.

La prima cosa da guardare sono i fondamentali, che tracciano due percorsi diversi in termini di utili e di fatturato. Quest’ultimo continua a viaggiare a gonfie vele, con le stime per l’intero anno che puntano a una crescita a due cifre, mentre sui primi, soprattutto per quanto riguarda le due A, si profila una frenata sia per il quarto trimestre che per tutto il 2021. Sui colossi di smartphone ed e-commerce pesano le strozzature produttive e distributive che rallentano la produzione e la distribuzione di beni di consumo e rendono più difficile rincorrere una domanda sempre più forte, e nel caso di Amazon si aggiungono i forti investimenti che si prepara a fare in tecnologia e forza lavoro per mantenere elevato il potenziale di crescita, mentre su Apple pesano anche i crescenti costi di adeguamento regolatorio. Google e Microsoft soffrono molto meno per i colli di bottiglia, essendo meno dipendenti dalle forniture di componenti e dalla logistica.

 

 

Fonte:www.financialounge.com