Wall Street è più al riparo dal caro energia e dalla crisi ucraina, mentre una recessione tecnica in Europa è più che una possibilità. Ma potrebbe diventare a sconto, mentre c’è il rischio di un errore della Fed

 

C’è una ragione statistica dietro al detto “vendi a maggio e stattene alla larga” ed è che aprile è storicamente il miglior mese per l’azionario, almeno a Wall Street. Nel mese “più crudele” per il poeta T. S. Eliot, dal 1950 ad oggi lo S&P 500 ha performato in media meglio che nei restanti 11 mesi dell’anno e addirittura ha chiuso in rialzo in 15 degli ultimi 16 anni. Nel 2022 sarà l’eccezione che conferma la regola, o il mese della ripartenza dopo un trimestre che ha messo a dura prova i nervi degli investitori? Se aprile dovesse segnare l’alba della ripresa di economie e mercati, forse bisognerà guardare a Occidente e non a Oriente per scrutarla. L’America, a cominciare dagli Stati uniti ma non solo, si affaccia sul terzo trimestre in condizioni decisamente migliori rispetto a Europa e Asia.

Il mercato del lavoro americano scoppia decisamente di salute, con la disoccupazione al 3,9% e le richieste di sussidi ai minimi storici. Gli indici PMI dell’attività manifatturiera e dei servizi viaggiano poco sotto quota 60, in accelerazione a marzo su febbraio e ben sopra quota 50, che segna lo spartiacque tra contrazione e espansione. Un quadro positivo che consente alla Fed di procedere verso la normalizzazione monetaria un quarto di punto alla volta per contrastare l’inflazione al 7,9%. I bilanci delle famiglie sono in ottima salute, ma non la fiducia e il comfort dei consumatori, a minimi pluriennali, per l’effetto combinato del venir meno degli stimoli fiscali e monetari, dei timori legati alla guerra in Ucraina e per il caro energia, che morde meno che in Europa e si cifra in un prezzo della benzina alla pompa a 4,6 dollari il gallone, vale a dire 1,1 euro al litro, regalato per un europeo ma oltraggiosamente alto per un americano.

 

 

Fonte:www.financialounge.com