Dall’economia Usa arrivano segnali inattesi di grande forza e lo scenario di un ritorno del ciclo che premia l’Europa perde forza. Il Toro ha gambe, che restano saldamente piantate oltre Atlantico

 

 

Nella seconda metà dell’anno scorso sembrava proprio che la vecchia Europa stesse prendendo la leadership della ripartenza globale lasciando indietro un’America investita violentemente dalla seconda ondata del virus e appesa all’incertezza elettorale. Il Next Generation EU di Ursula von der Leyen avrebbe dato benzina a una ripresa ‘ciclica’ che vedeva un’Europa avvantaggiata grazie al peso di banche, aziende energetiche e industriali concentrate nell’auto e in altri settori molto sensibili a una ripresa dei consumi, mentre l’America con i suoi pesi massimi nel Tech avrebbe perso il vantaggio della ‘stay home economy’. Alla fine del primo trimestre del 2021 i dati economici e il sentiment dei mercati dicono che le cose stanno un po’ diversamente. Il possibile ‘sorpasso’ europeo è stato cancellato dalla revisione delle stime della Fed che ora vede un PIL americano in crescita del 6,4% quest’anno contro il 4,2% stimato solo a dicembre mentre la BCE è rimasta inchiodata al 4% con alcune grandi banche che hanno tagliato le stime dall’area 5% al 4%. E da altri indicatori arrivano segnali ancora più forti sulla crescita USA.

ESPLODE L’OTTIMISMO DEI CEO USA

Uno di questi viene dalla survey condotta trimestralmente dalla Business Roundtable sui CEO americani, appena uscita, che per il primo trimestre registra un balzo in avanti di 21 punti rispetto a tre mesi fa dell’indice delle prospettive economiche a 107 punti. In particolare, il sotto-indice sulle intenzioni di assunzioni sale di ben 30 punti a 88, quello degli investimenti in programma di 16 punti a 100, mentre quello delle attese di fatturato aumenta di 17 punti a 134.

 

Fonte:www.investing.com