Amundi, attraverso il suo Head of Fixed Income Absolute, evidenzia quelli che sono i fattori tecnici favorevoli per i titoli di Stato italiani, ma segnala anche elementi negativi come l’alto rischio politico del nuovo strumento

 

Cosimo Marasciulo, Head of Fixed Income Absolute di Amundi, spiega in un commento che il rapporto debito/PIL italiano è salito nel 2021 al 150% a causa della pandemia, ma Amundi osserva un calo in un certo qual modo più marcato rispetto al passato del rapporto per qualsiasi livello di tassi e disciplina fiscale.

L’esperto di Amundi aggiunge che l’Italia continua ad essere esposta a movimenti sostenuti e persistenti della curva dei rendimenti e che, in un’ottica di medio termine, quando sarà stata spesa gran parte dei fondi del programma NGEU, il miglioramento della crescita potenziale sarà il fattore chiave della sostenibilità del debito.

La situazione globale attuale, con il rischio crescente di stagflazione, sta inducendo un taglio delle stime sulla crescita per l’Italia, riviste al ribasso per l’inasprimento delle condizioni finanziarie e la normalizzazione, due fenomeni accompagnati dalla crisi energetica in Europa e dalle strozzature delle catene del valore globali.

Il PIL nella zona Euro dovrebbe crescere nel 2022 e rallentare nel 2023. Le proiezioni sull’inflazione sono state riviste al rialzo per il 2022 sia per l’Italia e che per la zona Euro al 7,3% e al 7,5%, mentre per il 2023 è attesa una riduzione al 3,9% in Italia e al 4,1% nella zona Euro.

 

 

Fonte:www.financialounge.com